“Ti ho vista la prima volta ch'era una giornata grigia, guardavo l'alba dall'autobus alzarsi sulla brina. Fermo in coda tra la fila, viaggiavo tra i pensieri con in testa le parole ed in mano una matita. Ascoltavo un pezzo rap di Fibra, uno dei primi del duemila, appuntandone una rima sul diario della scuola. “Non ci si annoia per caso”, diceva nella prima strofa, ed io che m'annoiavo notavo che la noia in quel quartiere era di moda. Di moda era la droga, non ci importava dei vestiti, io giravo con la maglia di Turbe Giovanili, il rap lo sentivamo addosso, come il vento caldo a Maggio, scioglieva il freddo dentro anche in inverno a meno quattro. I miei compagni senza sogni nel cassetto ma nella stagnola, senza verde nelle tasche ma col fumo in gola. Io non mi drogavo a differenza dei miei amici, poi in quei giorni grigi vidi il sole nascere dai tuoi sorrisi, crei dipendenza quando ridi, e scrissi sui miei libri “se continui, il mio cuore lo dividi”. Quella mattina la mia noia poteva ritenersi morta, per la prima volta sentii sbattere l'aorta più forte della porta che mi chiudeva il cuore. Quelle labbra erano l'alba e quel sorriso il sole, non sapevo ancora il nome ma io la chiamavo Amore. Era la soluzione a quella monotonia, scesi alla prima fermata e attraversai la via, era ancora là sulla panchina con la testa china su un libro di Svevo, pensavo: “fortunato, ti sfiora con le dita come se toccasse il cielo”. L'effetto che m'hai fatto ancora non me lo spiego, pensavo di tornare indietro mentre mi facevo avanti. Mi sedetti lì vicino in silenzio, pochi istanti, pochi secondi più tardi riuscii ad incrociare i tuoi sguardi. Quelli non erano occhi ma cerchi di diamanti, in mari d'iridi, scorsi che cercavi d'amarti. Ti salutai chiedendo se fossi di quelle parti, bastó un “sì” a donarmi la voglia di rincontrati. Sorridemmo entrambi, la mia musica e i tuoi libri passarono in seconde parti.”
— cit. pioggia-di-parole ☂Michele Giorgi